Lo studio di vocali e dittonghi all’interno della fonologia del greco antico costituisce il primo importante processo di studio per il perfezionamento fonologico

vocali e dittonghi

vocali e dittonghi
una rappresentazione dell’antica odissea di omero

Le vocali

Le vocali sono suoni prodotti da vibrazioni regolari delle corde vocali,in grado di formare sillaba a sé. In Greco Antico le vocali sono 7 e non 5 come in latino perché qui abbiamo due modi di rappresentare il suono E e il suono O,distinguendo tra vocale breve e vocale lunga e sono:

α,ι,ε,ο,η,ω,υ

Le vocali in Greco si dividono in aspre e docli: α,ε,ο,η,ω sono aspre (o forti),mentre ι e υ sono dolci (o deboli). Le vocali si possono distinguere anche in brevi,lunghe e ancípiti: α ι υ sono ancípiti,ossia possono essere sia brevi sia lunghe,ε e ο sono sempre brevi e η e ω sempre lunghe. Facendo riferimento alle definizioni date dalla fonetica articolatoria si possono dunque distinguere in base a: durata,qualità e timbro del suono.

Timbro= è quella qualità del suono che permette di distinguere due suoni con uguale intensità e altezza ed è determinato dalla varietà di forme che può assumere la cavità orale,grazie all’uso della lingua e delle labbra.

Qualità o grado di apertura= è determinato dai diversi gradi di elevazione della lingua verso il palato così da restringere o meno il canale dell’aria.

Durata o quantità= varia da vocale a vocale e nel Greco Antico l’unità di misura della durata è la vocale breve (esemprio: ᾰ “alfa” breve) e di conseguenza la vocale lunga corrisponde a due vocali brevi.

Questi concetti sono rappresentati graficamente dal triangolo vocalico

Triangolo-vocalico-greco antico
triangolo vocalico del greco antico

La distinzione tra vocali aspre (α ε η ο ω) e vocali dolci (ι υ) è rilevante allo scopo di individuare i dittonghi.

I dittonghi

Prima di tutto vediamo cosa sono i dottonghi. Un dittongo (dal greco δίφθογγος συλλαβή,sillaba dai due suoni) è un gruppo di due vocali successive che,per la qualità dei suoni che le caratterizzano, foneticamente sono percepite come unica emissione vocalica appartenente ad un’unica sillaba. Tradizionalmente i dittonghi si distinguono in propri e impropri. Propri sono i dittonghi in cui la prima vocale è breve o è seguita da υ, impropri quando la prima vocale è una lunga seguita da ι. Qui metto uno schema dei dittonghi in Greco Antico:

dittonghi greco antico
schema dei dittonghi nel greco antico

Nell’antichità la iota dei dittonghi impropri era pronunciata e scritta regolarmente. Gradualmente però essa scomparve dalla pronuncia e,di conseguenza,dalla scrittura. Durante l’età bizantina si cercò di rendere il più possibile esatta la grafia,eliminando ogni possibile ambiguità e imprecisione. Fu in quest’epoca che si diffuse l’abitudine di scrivere la iota sottoscritta al fine di conciliare il fatto che essa non veniva più pronunciata e l’esigenza di render conto della sua presenza nei testi classici. Questo è il motivo per cui ᾱ η ω minuscole, se seguite immediatamente da ι, vengono normalmente segnate come ᾳ ῃ ῳ anziché come αι ηι ωι. Quando invece la prima vocale del dittongo improprio sia costituita da lettera maiuscola,la iota si scrive regolarmente a destra della prima vocale. In tal caso si parla di iota ascritta. Da tenere presente che nella tradizione scolastica la iota dei dittonghi impropri non è pronunciata, né se sottoscritta né se ascritta.

Lo Schwa

Lo ə è una vocale centrale media e deriva dall’ebraico (“insignificante”),si riferiva a un segno vocalico del niqqud (per chi non sappia cosa sia il niqqud rimando alla pagina di Wikipedia: NIQQUD) , scritto con due punti sotto una lettera. Poteva indicare sia una vocale debole sia l’assenza totale di una vocale.

Viene usato anche per vocali di qualità indefinita tant’è che è una vocale turbata (ossia una vocale indistinta,dal timbro impreciso,vicino ad una “e” atona) nella ricostruzione dell’indoeuropeo. Si osservò che,mentre nella maggior parte dei casi a in latino e nel greco classico corrisponde alla a nel sanscrito,ci sono casi in cui il sanscrito presenta una i là dove in latino e in greco vi è una a, ad esempio pitar (sanscrito) rispetto a pater (latino e greco antico).


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