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«[…] e Orfeo ha tramandato che Dioniso, nelle cerimonie iniziatiche, fu smembrato dai Titani.»
(Diodoro Siculo, V, 75,4)
inni orfici pdf
orfeo ed euridice

L’orfismo

L’Orfismo è un movimento religioso, sorto in Grecia presumibilmente verso il VI secolo a.C. intorno alla figura di Orfeo.

La figura di Orfeo – collegata a quella di un antico “missionario” greco in terra tracia, che vi perse la vita nel tentativo di trasferire il culto di Apollo– potrebbe essere precedente alla sua adozione da parte dei maestri religiosi orfici del VI secolo a.C. Il suo inserimento nelle correnti che si fanno eredi del suo nome «era dovuta a qualcosa di più che non ad un vago sentimento di venerazione per un grande nome dell’antichità; frutto, piuttosto, da una parte della necessità di ereditare le credenze sulla “possessione” divina, propria dell’esperienza dionisiaca, dall’altra della convinzione di dover prolungare quelle pratiche di “purezza”, che erano proprie dei Misteri eleusini; tutto ciò corrisponde ai due elementi fondanti delle dottrine orfiche:

  1. la credenza nella divinità e quindi nell’immortalità dell’anima;
  2. da cui consegue, al fine di evitare la perdita di tale immortalità, la necessità di condurre un’intera vita di purezza.

Le cosmogonie, le teogonie e le antropogonie orfiche

La tradizione orfica, come quella mitologica greca, si dispone non secondo un modello unificato frutto di un sistema teologico, quanto piuttosto come un insieme di varianti. Così nella Storia della teologia, testo andato perduto opera dell’allievo di Aristotele Eudemo da Rodi, sarebbero state raccolte le varie teogonie come quelle di Omero, Esiodo, Orfeo, Acusilao, Epimenide, Ferecide, ma anche quelle non greche come le babilonesi, persiane e fenicie, a dimostrazione della presenza delle diverse tradizioni teogoniche e cosmogoniche che attraversavano il mondo greco. Una cosmogonia e teogonia di tipo “parodistico”, ma di derivazione orfica la si riscontra in Aristofane (V-IV secolo a.C.) negli Uccelli (vv. 693-702). Tale brano è ritenuto il testo più antico attribuibile all’Orfismo, «esso riproduce sinteticamente la forma scritta più antica delle Teogonie orfiche, evocata anche da Platone, da Aristotele e trasmessa da Eudemo».

Nel 1962 viene rinvenuto un rotolo di papiro all’interno di una tomba macedone collocata a Derveni (nei pressi di Salonicco) datata al IV secolo a.C. Per quanto semicarbonizzato parte del contenuto del papiro è stato recuperato: conterrebbe un commento a una teogonia orfica e forse all’opera di Eraclito.

Il testo di Derveni coincide per molti contenuti con un altro, presente nel trattato titolato Sul mondo (Peri kosmou) datato alla prima metà del I a.C. e attribuito allo [pseudo]-Aristotele. Un frammento, che richiama Eudemo da Rodi (IV secolo a.C.) riprende la Notte come origine di tutte le cose. Un’altra teogonia di stampo orfico è quella attribuita a Ieronimo e a Ellanico, di datazione incerta e che viene riportata nel modo più esauriente da Damascio nel VI secolo d.C. dove il Tempo genera l’uovo e da esso nasce un essere dall’aspetto sia femminile che maschile, con le ali d’oro, le teste del toro sui fianchi, un enorme serpente sul capo, questo essere conteneva in sé tutti i semi delle creature future, il nome di questo essere nato dall’Uovo era Protogono, anche chiamato Zeus o Pan (Πάν). Un’ulteriore teogonia orfica emerge dai Discorsi sacri (hieroi logoi, in ventiquattro rapsodie detta anche Teogonia rapsodica), di cui diversi autori neoplatonici riportano alcuni passi attribuiti a Orfeo, ma probabilmente frutto di una rielaborazione di materiale arcaico avvenuta tra il I e il II secolo d.C.

Nel complesso queste teogonie presentano un inizio caratterizzato da una sfera perfetta nella Notte cosmica, quindi, successivamente, ancora una totalità rappresentata da Phanes (Luce, “vengo alla Luce”) androgino e con le ali dorate, completo in sé stesso, tuttavia dai lineamenti irregolari, e, infine, da questa unità ancora perfetta un insieme di accadimenti conducono a dei processi di differenziazione. Quindi emerge Zeus in cui tutto viene riassorbito e rigenerato nuovamente per una seconda processione, dalla quale emerge Dioniso il quale, tuttavia, per una macchinazione di Era, sposa di Zeus, verrà divorato dai Titani. Zeus irato scaglia contro costoro il fulmine: dalla fuliggine provocata dalla combustione dei Titani sorgono gli uomini composti dalla materia di questa, mischiata con la parte dionisiaca frutto del loro banchetto.

Nell’Orfismo, l’origine delle cose prende radice nella Notte e nell’Uovo primordiale che rappresenta l’unità, il microcosmo. La dischiusura dell’uovo degrada l’unità dell’essere ed impone che al suo smembramento in più elementi venga affiancata una ricerca di ricomposizione dell’unità. Questo ritorno allo stato originario di purezza, presente unicamente alla nascita, è rispecchiata dall’avvento del Dioniso orfico che riconquista lo stato di purezza perduto solamente alla sesta generazione.

Gli inni orfici

Gli Inni orfici sono la più singolare raccolta di preghiere pagane. Siamo, con ogni probabilità, nel II o III secolo d.C., in Asia Minore. Un’associazione di devoti di Dioniso, la quale immagina che Orfeo abbia fondato i misteri del dio, prepara un libro di culto. Si tratta di 87 inni: ciascuno di essi è dedicato a una divinità e ogni preghiera (poiché l’associazione dionisiaco-orfica rifiuta i sacrifici cruenti) è accompagnata da un profumo. Gli dèi della misteriosa associazione dionisiaca hanno pochissimo a che vedere con quelli di Omero: alcuni si fondono e si identificano tra loro, e tutti hanno molti nomi; la mitologia viene profondamente intrisa di filosofia stoica e neoplatonica. Nasce così un testo densissimo di temi teologici, simbolici e mitici, dove la forza del pensiero viene portata fino alla vertigine.

Gli inni orfici pdf

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