“La Magia viene comunemente associata a una pratica più o meno spirituale a seconda dei gruppi che ne vogliono dare definizione: pertanto sarà facile trovare nei testi più “enciclopedici” la definizione di magia, come una semplice pratica atta a mutare i contorni della realtà secondo volontà…”

La magia viene normalmente collegata a una di pratica, atta a facilitare l’acquisizione di beni e soddisfare bisogni elementari dell’uomo, tanto che le pratiche di tipo magico ,tese a questi fini, sono identificabili in tutte le culture e in tutte le epoche dell’uomo, assumendo talvolta connotati più teurgici o laici a seconda della tradizione e della filosofia del popolo di appartenza.
A suffragio di tale tesi, srila Prabhupada (l’inventore del movimento moderno degli “hare krsna”),  fece risalire in una delle sue traduzione l’origine della parola Magia a “Maya” dal sanscrito “illusione” a cuasa della somiglianza del greco “Μαγεία“, indincando quindi pratiche illusorie o tese a soddisfare bisogni effimeri…

Il significato e storia della Magia

Il termine Magia a dispetto di quanto si possa pensare, non appare direttamente da fonti storiche antiche, ma compare in riferimento ai μάγος (latino magus) o Magi, riferito agli antichi sacerdoti zoroastriani chiamati in Persiano antico: magūsh, Accadico magūshu, Siriaco mgōshā,persiano māgh o ancora Ma-g-u-sh , il titolo era riferito a persone erudite e di grande saggezza, che erano in grado di speculare dal punto di vista filosofico mediante l’ausilio dell’astrologia, un’arte oggi spesso attribuita a meri calcoli divinatori, ma che in passato era utilizzata per studiare quei concetti che nell’epoca classica sono stati identificati nel micro e nel macro cosmo.
Questa precisazione é fondamentale in quanto alcuni studiosi sottolineano come la genesi della parola magia sia tarda, tanto che Omero stesso non definisce Circe una praticante di magia, ma un’esperta di pozioni e filtri, Infatti il termine “magas techne” appare in piena epoca ellenistica(330 a.c circa).
Anche nella Bibbia viene fatta distinzione tra quella che sono le pratiche Magiche e le pratiche di stregoneria messe al bando come eresia, infatti il titolo di Magio assume il titolo di scriba e non più di solo erudito nel nuovo testamento con riferimento ai Re Magi, mentre nel vecchio testamento nel libro di Geremia il titolo di Rab-Mag (Maestro Magio) viene attribuito a Nergal Sharezar (o Neriglissar) uno dei sovrani di Babilonia.
E’ interessante sottolineare come i magi definissero la propria religione (lo zoroastrismo) “Kesh-î-Ibrahim” (la conoscenza di Abramo), dove la figura di Zorastro o Zaradusht in alcune traduzioni persiane viene collimata ad Ibrahim (Abramo) il patriarca, delinenando quindi i confini della “magia” in quanto tale, tra la Mesopotamia e la Persia.

il Declino della Magia

I primi utilizzi denigratori del termine Mago, appaiono circa nel 500 a.c. con Eraclito e filosfi simili che avevano atteggiamenti diffidenti e sciettici nei confronti degli incantatori spesso ritenuti dei ciarlatani, è interessante osservare come il declino del termine mago fosse preceduto dal declino della casta dei Magi iniziato con l’uccisione di Nergal Sharezar ad opera di Ciro, e con il successivo complotto fallito di Gaumata contro Cambise II, scongiurato da 7 nobili tra cui Dario I e fu proprio con Dario che la casta dei magi fu allontatana da ogni vicenda politica fino al 200 ac circa in piena età Sasanide.
Tuttavia in epoca medio-evale il termine mago per opera della superstizioni popolari rimase comunque legato a termini denigratori, questo fino in epoca moderno, dove però nel 1900 gruppi di neo esoteristi come la golden-dawn, ripresero il termine “Magus” per indicare uno dei più alti livelli di iniziazione, riportando quindi la dignità e il valore che la parola posedeva in tempi ormai antichi, dove i Maghi erano considerati saggi eruditi, conoscitori e osservatori delle sottili meccaniche dell’universo, connotando quindi la magia come “l’arte del conoscere il micro e macro cosmo”, riassunto dal motto latino “Nosce te ipsum” conosci te stesso.

 

 

 

 

 

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