la figura di Diana spesso associata a quella della greca Artemide, ricorre nell’arte a testimonianza di quanto fosse in grado di ispirare, attraverso le proprie gesta, artisti nonchè speculatori del liber pensiero.

il mito di Diana: origini

Se in epoca post classica, la figura di Diana, viene associata simultanamente alla Luna (selene), Ecate e in minor misura alla greca Artemide, secondo gli studiosi in epoca più antica la figura della Dea Silvestre, trovava più riferimenti nella greca Artemide e forse anche nella tebana Cimele.Tuttavia, nonostante le associazioni, l’unica costante rintracciabile all’interno dei miti di Diana, rimane il riferimento Diana – Artemide, ed è grazie alle metamorfosi di Ovidio che si può trovare collimazione tra i miti delle due Dee.

la nascita di Diana

uno dei testi più antichi dove compare la figura di Diana – Artemide è “la Teogonia” di Esiodo, dove viene narrata la nascita della Dea, figlia di Zeus  e Latona figlia dei titani Ceo e Febe.
Secondo il mito, Era (la moglie di Zeus) ingelosita dall’adulterio, inviò un enorme pitone con il tentativo di impedire il parto di Latona.
Nonostante la maledizione di Era, Latona riuscì a partorire ai piedi del Monte Cinto, sull’isola di Delo, una coppia di gemelli Artemide e Apollo.
Sempre secondo il mito la prima a nascere fu proprio Artemide, che aiutò la madre nel parto del gemello.
Da questo mito, Diana divenne la protettrice delle partorienti.

La Teogonia – Esiodo

L’infanzia di Diana

Nell inno ad Artemide  del poeta Callimaco, si racconta come Diana, a tre anni,, chiese al padre (zeus) di rimanere eternamente vergine e di essere chiamata con molti nomi come suo fratello Apollo; di avere un arco ricurvo forgiato dai Ciclopi; di concederle sessanta Oceanine di nove anni come ancelle e venti ninfe figlie del fiume Amnìso perché si curino dei suoi calzari e dei suoi cani quando non caccia; di darle tutti i monti e quante città vorrà lui dedicarle.
Zeus accontentò la figlia e inoltre le donò tre città  e la nominò custode delle strade e dei porti.
Artemide lo ringraziò e si recò subito sul Monte Leuco in Creta, e poi nel fiume Oceano, dove scelse molte Ninfe di nove anni come sue ancelle e poi le ninfe amnise.
Dietro invito di Efesto, la dea allora si recò a visitare i Ciclopi nell’isola di Lipari e li trovò intenti a martellare un truogolo per i cavalli di Poseidone. Artemide disse ai Ciclopi di trascurare per qualche tempo il truogolo di Poseidone e di farle un arco d’argento e un fascio di frecce d’oro; in cambio essa avrebbe loro offerto in pasto la prima preda abbattuta.
Con queste armi Artemide si recò in Arcadia, dove Pan le diede tre cani segugi dalle orecchie mozze, due bicolori ed uno macchiettato e sette agili segugi spartani. Avendo catturato vive due coppie di cerve cornute, Artemide le aggiogò a un cocchio d’oro con redini pure d’oro e le guidò a settentrione verso l’Emo, monte della Tracia. Poi ritornò in Grecia dove le Ninfe amnise staccarono le cerve dal cocchio, le strigliarono, le nutrirono e le abbeverarono in truogoli d’oro.

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