il culto mai sopito...

Riflessi

…tra le sponde del lago, l’acqua che riflette che la luna rivela antiche memorie di culti, tradizioni e magie, riti e falsi dei che si confondono in una cacofonica babele azzittita da stoiche rovine, rovine che narrano la storia di un popolo che fu e di tradizioni che furono e che forse rimangono nelle menti delle bocche che le vogliono narrare…
Questa non é solo la storia di un culto, ma é la storia di Diana stessa, Dea vhe ha saputo resistere tra gli Dei, il cui nome sopravvive nei millenni , sopravvive ai principi che gli uomini vogliono applicare ad essa, sopravvive alle fiabe moderne ispiraritrici di nuovi culti, Dea che ha saputo affrontare culti provenienti da antiche sponde mediterranee, Dea del valore che difende con forza il proprio diritto nella storia…

Giovani Radici

Se oggi la figura di Diana é conosciuta grazie alle storie letterarie di Leland, e alle nuove forme di culto ad esse associate, la radice del suo culto nella storia del dopo impero si confonde spesso con associazioni ad altre Dee: spiccano tra esse molteplici triplici Dee, come Ecate , Selene e le 3 Fate ( Fatue o Parche), questa forma di agglomerazione di Divinitá e di culti forse nasce con la necessitá dopo l’ereditá di costantino di creare un culto unitario in cui tutti i “gentili” potessero trovare unidicazione in un mondo ormai assai ostile a veccie tradizioni che sopravvivevano nei campi (il pagus romano), cosí forse l’idea di una selvatica e ribelle associata alla natura e alla notte alla luna, idealizzava una natura in netto contrasto con il nuovo culto solare che s’impose sia spiritualmente che politicamente in tutto il territorio europeo…
Fu probabilmente l’idea di Diana a catalizzare culti misterici dedicati a diverse Dee, come i culti dedicati a Giunone, all’ Iside Romana, Selene e le Trivie, per la storia particolare del Lago di Nemi e la sua Dea.

Culti Misterici nel lago di Nemi

accadde che ai tempi di Caligola, lo stesso imperatore, fece erogere 2 navi tempio in centro al lago, dove probabilmente venivano celebrati durante le notti di plenilunio, riti misterici dedicati alla Iside Romana, con cerimonie suggestive probabilemnte ispirate al cerimoniale magico egizio, lo stesso tempio di Diana inoltre, sorgeva all’interno di una area in cui  vi fosse una forte influenza sacra e religiosa di popolazioni pre-latine e pre-indoeuropee, di connotazione matristica, la tesi trova supporto con il rituale dedicato al rex nemorensis:
…uno schiavo fuggitivo straniero che in possesso del ramo d’oro avrebbe potuto pretendere al trono di Nemi (o successivamente alla massima carica sacerdotale), sfidando e uccidendo il predecessore….
questa pratica ritualizzata rispeccchia le usaze di alcune popolazioni legate alle figure delle regine dove, il regno aspettava di diritto alla primogenita, ma il suo consorte doveva essere necessariamente uno straniero dotato di qualitá uniche…

Artemide Orthia – la “Diana” Spartana

è proprio il rituale del Rex Nemorensis, che rimanda a pratiche più sanguinose, legate al sacrificio e all’auto sacrificio, infatti nella stessa Sparta, secondo le cronache greche  e Romane troviamo un culto dedicato ad Artemide (Artemide Orthia) dai connotati decisamente violenti, dove i partecipanti, givani maschi (gli efebi) accompagnati dai gesti della sacerdotessa e dai canti di giovani fanciulle, si autoflagellavano con delle verghe fino a ricoprire letteralmente l’altare di sangue, spesso anche arrivando a morire per il rituale stesso.
in epoca romana invece, le cronache riportano che venisse ritualizzata una pratica dell’agoghè (addestramento spartano), rubando forme di formaggio sull’altare dedicato ad Artemide (il Ratto del Formaggio), probabilmente tale pratica o ritualizzava alcune pratiche della Crypetia (società segreta spartana, forse periodo di addestramento facente parte dell’agoghè) o si sostituiva all stessa, visto che  i giovani adolescenti spartani venivano incitati  a “delinquere” e a rubare il cibo per auto sostenersi.
Un’ ulteriore collegamento tra i culti dedicati a Diana Nemoresnte e all’Artemide spartana si ritrova nella struttura dei loro templi,dove pare ci fossere luoghi dedicati alle richieste o ai doni spontanei (celle donarie), un’anfiteatro, il sancta sacntorum disposto in direzione est-ovest; inoltre  le cronache spartane, menzionano come periodo rituale,  un periodo legato al plenilunio, ma solo nel momento in cui la luna appare con il sole cielo (al mattino),periodo che forse coinciderebbbe con il successivo Templum Dianae romano il 13 di agosto.

La Dea dei Barbari, nei millenni la Dea di più popoli.

Ultimo collegamento, ma non meno important,e pare che la stuatua dedicata ad Artemide Orthia fosse una statua Lignea rubata in Tauride (crimea-scizia), luogo secondo cui anche la stessa Diana parrebbe provenire, quindi relegando le origini del mito a tradizioni barbare ben più antiche, tuttavia l’unico anello di incongruenza rimane sulle origini primordiali del culto perchè se da un lato molte tesi farebbero risalire ai popoli della tauride quindi a popoli di radice indo-europea, le altre tesi suggeriscono si un’origine “barbara”, ma fortemente legata ai popoli pre-indoeuropei, in cui pare, vi fosserò molte “tribù” politicamente organizzite secondo il matricismo.

l’eredità di oggi

fu questà eredità, forse scomoda per i nuovi culti dell’impero, e forse tanto forte da essere estirpata, che portò in epoche più “moderne”, il culto di Diana o forme popolari ad esso collegate (dove la somma degli elementi arrivò quasi a creare un nuovo modello “divino”) ,ad essere inglobato nella tradizione cristiana, addirittura assimilandone la festa scara e sostituendola con le festività del 15 di agosto…
tuttavia nonostante i millenni, nonostante i popoli,nonostante i culti, le antiche tradizioni sopravvivono nelle memorie delle rovine e del lago di Nemi, pronte ad essere esplorate e conosciute dai curiosi fuggitivi,desiderosi di libertà…


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